Principi dell’equalizzazione: filtri e bande di frequenza

L’equalizzazione è quell’operazione che ci permette di aumentare o diminuire il volume delle frequenze all’interno di un suono. Questo processo è reso possibile tramite appunto l’utilizzo dell’equalizzatore (EQ), di cui parlero più appronditamente in questo articolo.

Durante il missaggio la fase di equalizzazione è di vitale importanza, per questo è necessario sapere in cosa consiste e quali sono le sue caratteristiche.

È noto che l’essere umano è in grado di percepire le frequenze in un range tra i 20Hz e i 20kHz. Un qualsiasi suono è caratterizzato da un insieme di queste frequenze che ne conferiscono l’unicità della timbrica, oltre che all’intonazione e ad altre caratteristiche (per approfondire clicca qui). Va da se che ogni strumento musicale può entrare in contrasto con un altro, in quanto il contenuto (in termine di frequenze) può accavallarsi nel momento in cui si ascoltano insieme (il fenomeno è chiamato frequency masking). Ma noi vogliamo ottenere un mix pulito che ci permetta di ascoltare tutti gli strumenti nel migliore dei modi, cosa ottenibile utilizzando dei particolari filtri di cui parleremo tra poco.

L’equalizzazione può servirci anche a modificare la timbrica di un suono e ottenere risultati creativi: aumentare o diminuire il volume di determinati range di frequenze conferisce al suono un tone differente che potrà distinguerci quando ci confronteremo con altri mix.

Filtri EQ

Gli equalizzatori dispongono di una serie di filtri distinti per riuscire a eliminare o a boostare dei particolari bande di frequenza: vediamo quali sono i principali.

Peak Filter

Il peak filter è uno dei filtri più utilizzati e permette di aumentare il volume di un range di frequenze attorno ad una determinata frequenza centrale. Questo filtro offre 3 tipologie di parametri:

  • Frequenza designata: espressa in hertz (Hz) permette di scegliere la frequenza centrale al quale applicare il filtro
  • Volume (o gain): espresso in decibel (db) permette di aumentare o diminuire il volume della frequenza designata
  • Q (o bandwith): con questo parametrico si modifica la ‘larghezza’ della banda di frequenze che deve essere modificata, mantenendo al centro la Frequenza designata come frequenza centrale. La sua funzione varia in base al tipo di filtro utilizzato. Più alto sarà il valore del Q, più largo sarà il range di frequenze. Es.

È un filtro estremamente versatile, utilizzato per enfatizzare una particolare frequenza o un range di frequenza per risolvere problemi di banda. Solitamente utilizzato nella banda delle medie frequenze (midrange).

Notch Filter

Il notch filter, al contrario del peak filter offre la possibilità di diminuire il volume di un range di frequenze attorno alla frequenza designata. Anch’esso offre gli stessi parametri ed è spesso utilizzato per tagliare una particolare frequenza che risulta fastidiosa (come ad esempio un’armonica della fondamentale) .

Low Pass Filter (o filtro passa-basso)

Taglia tutte le frequenze al di sopra della frequenza di taglio (o cut-off frequency). È un filtro drastico e viene solitamente utilizzato al di sopra dei 18kHz per eliminare dei sibili fastidiosi. Va usato con cautela per evitare di eliminare troppe alte frequenze in un suono.

High Pass Filter

Taglia tutte le frequenze al di sotto della frequenza di taglio.  Come per il filtro passa-basso, questo filtro viene utilizzato solitamente sui 60Hz per eliminare rumori profondi e rombi.

Low Shelving Filter

Taglia o da un boost a tutte le frequenze al di sotto della frequenza di taglio. Si possono impostare due parametri: la frequenza e il gain. Utilizzato solitamente nel range di frequenze medio basse per ridurre suoni o rombi profondi che possono esser sorgenti di basse frequenze (come un’asta da microfono).

High Shelving Filter

Al contrario del precedente filtro, questo permette di tagliare o dare un boost a tutte le frequenze al di sopra della frequenza di taglio. Utilizzato solitamente nel range di frequenze medioalto / alto, può aiutare a schiarire una traccia impostando una frequenza di 10kHz e un gain di 4 dB. Va portata particolare attenzione in quanto schiarendo troppo uno strumento si può aumentare il rumore della traccia.

Bande di frequenze

Principalemente possiamo dividere il nostro spettro delle frequenze in 7 bande diverse. È utile conoscere l’effetto che si può ottenere ritoccando determinate frequenze: solo in questo modo capiremo le migliori azioni da fare sulle nostre tracce.

Rimarrò molto superficiale sulla spiegazione di ogni banda, in quanto personalmente sono convinto dell’idea che per capire come gestire al meglio le seguenti bisogna fare pratica, quindi vi invito a seguire i post consigliati.

Sub Bass (20Hz – 60Hz)

sub bass rappresentano quel range di frequenze dei bassi che sono solitamente più ‘sentiti’ che ‘ascoltati’, dando quindi un maggior senso di potenza. Per riuscire a sentire queste frequenze è necessario avere un buon impianto d’ascolto (es. Cuffie per mixaggio o monitor). In questa zona può essere utile fare dei tagli di frequenza per eliminare rumori di fondo o rombi dati da interferenze.

Bass (60Hz – 250Hz)

Il range dei bassi determina lo spessore o la finezza del nostro suono. Le note fondamentali ritmiche si concentrano in questo range. Solitamente i segnali degli strumenti bassi nelle tracce moderno occupano lo spazio tra i 90 e i 200 Hz. Attorno ai 250Hz si può dare una sensazione di maggior calore della traccia senza perdere definizione del basso.

Un boost troppo elevato in questo range può sporcare il mix, è bene non esagerare.

Low Midrange (250Hz – 500Hz)

Questo range di frequenza contiene gli armonici di ordine basso della maggior parte degli strumenti ed è generalmente visto come il range di presenza dei bassi.

Si può dare chiarezza al basso (o comunque agli strumenti a corde bassi) dando un boost sui 300Hz. Particolare attenzione va prestata tra i 400Hz e i 500Hz che può introdurre della ‘sporcizia’ nel nostro mix: una tecnica utilizzata consiste nel dare un piccolo taglio di frequenze in questo subrange per attenuare questo fenomeno.

Midrange (500Hz – 2kHz)

La sezione del midrange determina quanto lo strumento sia prominente all’interno del mix: dando un boost attorno ai 1000 Hz può aiutarci ad ‘appuntire’ il nostr suono. Fare attenzione a fare anhe solo delle piccole modifiche in questo range perchè i suoni potrebbero risultare troppo metallici.

Upper Midrange (2kHz – 4kHz)

Per un fenomeno fisico l’orecchio umano è estremamente sensibile a questo range di frequenza: questa cosa può giocare o meno a nostro favore. Boostare una frequenza in questo range determina una maggiore presenza all’interno del mix, esagerando si può creare un fastidio nell’ascoltatore. Solitamente si vuole boostare lo strumento che ha maggior importanza in questo range (es. la voce).

Presence (4kHz – 6kHz)

La zona di presence è responsabile della chiarezza e della definizione di un suono. Tagliando in questo range aumenta la distanza e la trasparenza di uno strumento, boostando può diventare irritante o troppo ‘rigido’. La maggior parte degli home stereo focalizzano gli alti su questo range di frequenza.

Brilliance (6kHz – 20kHz)

Quest’ultimo range è composto interamente da armonici ed è responsabile dalle brillantezza di un suono. Boostare in questo range può rendere un suono più ‘airy’, in quanto da una sensazione di un suono più celestiale e aereo. In questo range si concentrano i sibili, è bene evitare di dare troppo boost alle frequenze in questa zona. Utilizzato soprattutto per accentuare la voce e i sintetizzatori lead.

Consigli utili

Equalizzare è un processo di problem solving: bisogna conoscere davvero bene questo strumento, solo così si può arrivare subito al punto. Esistono svariate tecniche per individuare i problemi di una traccia o di una registrazione, come utilizzare l’EQ Sottrattivo. Bisogna ricordare inoltre che ogni volta che si equalizza una traccia sarà poi necessario tornare indietro su quelle precedenti per vedere se ci son problemi di ‘scavalcamento’. Consiglio di seguire questa guida pratica su come equalizzare per avere una miglior idea di come muoversi durante questa fase del mixaggio.

 

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