Cos’è un equalizzatore? I 2 tipi principali e come usarli

Per parlare dell’equalizzatore è necessario avere chiara la definizione di equalizzazione. L’equalizzazione è quell’operazione che ci permette di aumentare o diminuire il volume delle frequenze all’interno di un suono. Questo processo è reso possibile tramite appunto l’utilizzo dell’equalizzatore (EQ).

L’equalizzatore è fondamentale per ottenere un ottimo mix: grazie ad esso è possibile risolvere problemi di frequenze generati dalla coesistenza di più strumenti. Utilizzando l’equalizzatore è possibile fare in modo che tutti gli strumenti risultino chiari e nitidi, senza che nessuno scavalchi un altro.

Può anche essere usato come strumento creativo, dandoci la possibilità di scolpire un suono a nostro piacimento (e quindi ottenere un miglior tone)oltre che in combinazione di altri strumenti (come il riverbero) per ottenere risultati interessanti.

Per saperlo utilizzare correttamente è necessario conoscere le Nozioni base dell’equalizzazione, che invito a leggere prima di proseguire con la descrizione dei 2 principali tipi di EQ.

Come funziona un equalizzatore

Spendiamo due parole per capire come funziona questo strumento. Esso presenta dei controlli, chiamati nodi (o knobs) che permettono di andare a modificare il volume di un certo range di frequenza. Immaginiamo la classica manopola sul mixer con scritto -12dB e +12dB ai lati: quello è un nodo.

Ogni nodo ha diversi parametri che variano in base al tipo di equalizzatore che scegliamo di utilizzare.

Equalizzatore Grafico (o Graphic EQ)

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L’equalizzatore grafico è il più semplice degli equalizzatori ed è composto da una serie di filtri (regolabili dai nodi) che permettono di modificare soltanto un aspetto della banda di frequenza, ovvero il volume. Tanti più nodi ci sono in un equalizzatore grafico, tanto più precisi potremmo essere nell’apportare le nostre modifiche.

In un equalizzatore con 5 nodi per esempio potremmo avere il controllo su 5 determinate bande di frequenza: low bass (30Hz), mid-bass (100Hz), midrange (1kHz), 10 kHz (upper midrange) e 20kHz (treble). In un equalizzatore con 31 nodi avremmo molte più bande di frequenza da poter manovrare a nostro piacimento.

Importante sapere che un nodo non modifica il volume della singola frequenza, bensì agisce anche sulle frequenze circostanti ad essa, per questo si parla di banda di frequenza. L’equalizzatore grafico non permette di modificare la larghezza della banda di frequenza, al contrario dell’equalizzatore parametrico.

Equalizzatore Parametrico (o Parametric EQ)

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L’equalizzatore parametrico è uno strumento molto più potente rispetto al precedente in quanto ci permette di agire utilizzando principalmente 3 parametri differenti (che variano in base al tipo di filtro applicato):

  • Frequenza: espressa in hertz (Hz) permette di scegliere la frequenza alla quale applicare il nostro filtro. In base alla tipologia di filtro può chiamarsi frequenza di taglio
  • Volume (o gain): espresso in decibel (db) permette di aumentare o diminuire il volume della frequenza designata (o di un range di frequenze in caso dei filtri shelving)
  • Q (o bandwith): con questo parametrico si modifica la ‘larghezza’ della banda di frequenze che deve essere modificata, mantenendo al centro la Frequenza designata come frequenza centrale. La sua funzione varia in base al tipo di filtro utilizzato. Più alto sarà il valore del Q, più largo sarà il range di frequenze.

Rispetto all’equalizzatore grafico, questo ci permette di essere più precisi in quanto ogni nodo è posizionabile all’interno del campo delle frequenze dove vogliamo e può essere più o meno influente a seconda dei parametri impostati.

Solitamente in un EQ parametrico abbiamo la possibilità di scegliere il tipo di filtro da utilizzare. In   questo articolo affronterò il tema delle diverse tipologie di filtri.

Quale utilizzare tra i due?

L’EQ grafico può essere più opportuno in caso di interventi mirati su determinate frequenze, come ad esempio in un live per eliminare una frequenza che genere feedback.

L’EQ parametrico permette di avere un totale controllo sul range tonale di uno strumento, quindi può essere utile per modellare un suono a proprio piacimento.

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